Da I bastardi di Pizzofalcone a Mina Settembre, poi la "sua" Napoli e il legame con Camilleri. Maurizio De Giovanni si racconta: "L'impegno degli intellettuali è un dovere"
Lo scrittore Maurizio De Giovanni si racconta a il Dolomiti, dal rapporto con Andrea Camilleri ai segreti dei suoi personaggi che hanno affascinato milioni di lettori e spettatori, fino al ruolo della letteratura e degli intellettuali in un presente complesso e persino alcuni indizi sulla sua prossima fatica letteraria: "Noi che abbiamo visibilità abbiamo il dovere di guardare il mondo e di raccontarlo per com'è veramente, penso che l'impegno degli intellettuali sia un dovere e non una facoltà"
👉 fonte: il Dolomiti
"La narrativa non deve fornire risposte ma domande". Maurizio De Giovanni risponde senza esitazioni. E da questa convinzione prende forma una lunga chiacchierata con Il Dolomiti che attraversa letteratura, memoria, impegno civile e futuro. Lo scrittore napoletano, protagonista lunedì 8 giugno dell'appuntamento inaugurale della rassegna Appuntamento a Merano, si racconta come un autentico fiume in piena: dal nuovo romanzo Il tempo dell'orologiaio, che chiude la saga dell'Orologiaio di Brest, ai segreti dei personaggi che hanno conquistato milioni di lettori e spettatori tra libri e serie televisive. "Li guardo come si fa con i figli: per comprendere cosa fanno, devo capire cosa pensano", spiega.
De Giovanni è tra le voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea: autore e drammaturgo, ha costruito un vasto universo narrativo che attraversa generi ed epoche, dal giallo storico al noir, dando vita a personaggi entrati nell'immaginario collettivo come il commissario Ricciardi, i Bastardi di Pizzofalcone, Mina Settembre e Sara Morozzi. Al centro delle sue opere c'è una Napoli raccontata come un vero personaggio, tra misteri, vicende umane e profonde sfumature sociali, e molti dei suoi romanzi sono diventati serie televisive di grande successo, tra cui Il commissario Ricciardi, I Bastardi di Pizzofalcone e Mina Settembre, adattamenti che nel 2021 gli sono valsi il Nastro d'Argento speciale per la scrittura.
Nell'intervista trovano spazio anche il ricordo commosso di Andrea Camilleri, definito "il più grande scrittore contemporaneo", una riflessione sul ruolo degli intellettuali "che hanno il dovere di raccontare il mondo com'è", in un tempo attraversato da guerre e polarizzazioni. Sullo sfondo, una domanda che continua ad accompagnarlo libro dopo libro: se siano più pesanti i rimorsi per ciò che si è fatto o i rimpianti per ciò che non si è avuto il coraggio di fare. E, inaspettatamente, anche alcune anticipazioni sulla sua prossima fatica letteraria.
Maurizio De Giovanni, Il tempo dell'orologiaio chiude una saga che attraversa la memoria degli anni di Piombo e le ferite irrisolte della storia italiana. Nel romanzo sembra emergere l'idea che il tempo non sia mai davvero trascorso, ma continui a presentare il conto. È questo il vero protagonista del libro? Sì, questo è il secondo romanzo di un dittico, quello conclusivo, che prende in esame gli effetti irrisolti di un passato che sembra tutto sommato recente e invece non lo è. Anzi, è piuttosto lontano: la metà degli anni Ottanta e la fine della lotta armata degli anni di piombo, il tutto messo in rapporto alle nuove generazioni, a quello che sta succedendo adesso, a chi siamo e a chi siamo diventati. Sono romanzi che riportano storie personali e non si prefiggono lo scopo di fornire uno sguardo generale, di fare delle considerazioni sul tempo: sono storie di personaggi, inserite all'interno di oltre quarant'anni in cui sono successe tante cose, ma in cui non abbiamo fatto i conti con quell'epoca. Molte delle cose che sono successe sono state "messe via", senza essere risolte, e invece ci provocano effetti su famiglie e persone, su uomini e donne, anche a distanza di tanto tempo.
E il protagonista Carlo Malavasi è un uomo che ha trascorso la vita nascosto dietro identità, ideologie e segreti. Mi sono posto il "problema" di chiedermi che cosa sia successo dentro a questi personaggi che sono andati via da allora, che cosa hanno portato dentro di loro e in che modo e senso è cambiato il mondo attorno a loro. Certo, è evidente, non nel modo e con il senso che avrebbero voluto loro, o che speravano. Ad emergere è come vedono la vita, da allora ad oggi, e che senso hanno del tempo. Insomma, era questo quello che volevo raccontare.
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